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La farmacia dei filosofi. Farmaco #3: ANALISI

Aggiornamento: 26 mar 2023


Il farmaco “Analisi” è l’esame filosofico di coscienza. Già praticato nelle scuole pitagoriche, stoiche ed epicuree dell’antichità, è profondamente diverso dall’esame di coscienza del Cristianesimo. Non si ricercano i peccati commessi rispetto ai comandamenti impartiti da Dio in vista della penitenza e della salvezza in un’altra vita, ma si analizza la propria visione del mondo e la tavola dei valori che guida la propria esistenza attuale, per salvarsi qui e ora (hic e nunc).

La sua assunzione costante aumenta la consapevolezza di ciò che facciamo, dei motivi che ci spingono a farlo, dei giudizi che ci formiamo e delle modalità con le quali reagiamo emotivamente agli eventi.

“La conoscenza dell’errore è l’inizio della salvezza […], la coscienza della propria debolezza è il punto di inizio della filosofia” (Epitteto, 2017, p. 25).

“Analisi” aiuta a concentrarsi su di sé, passando in rassegna le circostanze vissute o che si vivranno con il proposito di non lasciarsi vincere dalle emozioni malsane (pathoi). Agevola, per esempio, la consapevolezza che il valore che attribuiamo alla carriera è maggiore di quello attribuito alla famiglia, o che ci piace giocare d’azzardo più di ogni altra cosa a cui, di conseguenza, attribuiamo meno valore. Mentre si lavora quattordici ore al giorno e mentre si gioca a Poker non si considerano queste idee. Si pensa a come guadagnare o vincere tanti soldi, non si pensa ai propri pensieri.

Blaise Pascal insegna che riempiamo la nostra vita di divertissement (“distrazione”, “diversione”, “divertimento”), ossia di occupazioni, relazioni e intrattenimenti che hanno la funzione di farci “stare bene” al prezzo però di rinunciare a pensare alle questioni più importanti, magari essenziali per fuggire dall’infelicità verso cui esse possono, potenzialmente, condurci: “Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno creduto meglio, per essere felici, di non pensarci” (1962, p. 78). I divertissement, conclude Pascal, rischiano di alienare l’uomo dalla sua vera natura o intima essenza: “L’uomo è manifestamente nato per pensare; qui sta tutta la sua dignità e tutto il suo pregio; e tutto il suo dovere sta nel pensare rettamente. Ora, l’ordine del pensiero esige che si cominci da sé” (Id.).

Il farmaco “Analisi” può scatenare delle resistenze emotive, inevitabili quando si mette in gioco la propria visione del mondo, le proprie credenze, abitudini mentali e valori “consolidati”. Ma la sua assunzione costante permette di sviluppare un pensiero sano che aiuta a non superare il limite oltre il quale i pathoi annullano la coscienza, rendono ciechi e impedendo di pensare chiaramente.

“Se si ha la brama ardente del denaro e non si applica ad essa, quale socratica medicina, la ragione che sani tale cupidigia, quel male penetra nelle vene e si insedia nei visceri. Ecco che si manifestano lo stato morboso e l’afflizione” (Cicerone, 2015, p. 203).

Se la passione supera un certo limite, difficile da stabilire in maniera oggettiva, diventa una “passione sfrenata” (pathos), una condizione patologica che si manifesta in un comportamento ossessivo-compulsivo, una vera e propria patologia della psiche che non può essere curata solo con la filosofia.

Per intraprendere l’analisi filosofica della coscienza gli antichi filosofi “si ritiravano in solitudine, cercando di portarsi in giudizio da soli e cercando di dominare e curare le proprie passioni […] che richiedono massima attenzione e vigilanza e non una lieve disciplina (autocontrollo) del corpo” (Diogene Laerzio, p. 297).

Non esiste un luogo e un tempo prestabiliti per l’assunzione di “Analisi”, ogni può scegliere i suoi spazi e i suoi momenti da dedicare a sé. Prevede la seguente posologia:


FASE DELLA MEMORIA: attraverso il ricordo passare in rassegna le circostanze vissute in un certo contesto o con le persone che erano presenti;

FASE DELLA MEDITAZIONE: concentrarsi su quanto sperimentato in precedenza attualizzandolo nel qui e ora;

FASE DEL DECENTRAMENTO: mutare la prospettiva cercando di farsi altro da sé, spettatore del proprio essere-al-mondo, catarticamente presente e distante al medesimo tempo;

FASE DEL PENSIERO CRITICO: ricerca (sképsis) dialogica (dià-logos) e del giudicare (krìno) consapevole per analizzare pensieri ed emozioni associate alle circostanze e punti di vista alternativi.

FASE PROPOSITIVA: individuati i pensieri disfunzionali e le emozioni malsane sfruttare questa consapevolezza per forgiare la propria visione del mondo in vista del futuro.


BIBLIOGRAFIA

Cicerone M. T., Tuscolane, Bur Rizzoli, Milano 2015

Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, Laterza, Bari 1998

Epitteto, Tutte le opere, Bompiani, Milano 2017


AUTORI

Rubrica a cura di Maddalena Bisollo e Luca Nave, direttori del Master in Counseling Filosofico Pragma, collaborano con Enti e Organizzazioni con progetti di Pratiche Filosofiche sull'intero territorio nazionale.


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